Mercoledì 2 agosto 1995 - ore 20.45

nell'Antico Palazzo  "DE CANNETIIS - PAPPALEPORE" a Rutigliano presso Porta Nuova

 

dibattito sul tema
VALORI DEI CENTRI ANTICHI
strumenti e politiche per la conservazione attiva dell'ambiente

 

in collaborazione con  IL SETTICLAVIO - Associazione per la cultura Storica, Artistica e Musicale 

con l'adesione delle Amministrazioni Comunali di Rutigliano e Noicattaro 

 

interventi:

Arch. MAURO SCIONTI
Assessore all'Urbanistica del Comune di Rutigliano - Redattore del Piano di Recupero di Noicattaro

Prof. Arch. AMEDEO BELLINI
Direttore scuola di Specializzazione in Restauro del Politecnico di Milano

Prof. Arch. MAURO CIVITA
Ordinario di Restauro Architettonico - Università di Chieti

 

moderatore:
arch. FRANCESCO DICARLO - Ispettore Onorario Soprintendenza B.A.A.A.S.

 

Si riporta di seguito lo sbobinamento della serata, con l'ovvia avvertenza che possono mancare delle parole o alcuni concetti possono sembrare incompleti o frammentari come è d'uso nel linguaggio parlato. I contenuti non sono stati rivisti nè dai Relatori e tantomeno dagli intervenuti.

*** LE RELAZIONI ***

Arch. F. Dicarlo: Buonasera, accomodiamoci in modo da cominciare questa chiacchierata tra amici così come abbiamo voluto, nulla di particolare sul piano dell'apparato visivo ma speriamo ricco di contenuti, e credo ce ne siano tutte le premesse, visti i relatori che questa sera ci intratterranno.

Presento gli amici che sono qui stasera: l'arch. Scionti da voi tutti conosciuto perché ha voluto prendere sulle sue spalle questa responsabilità dell'assessorato all'urbanistica per il Comune di Rutigliano e che quindi poi ci parlerà delle difficoltà di impatto con quella che è la realtà urbanistica ed in particolare con i problemi del centro antico. Invece alla mia sinistra il prof. Mauro Civita docente, oltre che ordinario a Pescara, anche docente a Bari, qua vedo alcuni studenti di architettura quindi è certamente noto a voi e invece all'estremo del tavolo il prof. Amedeo Bellini, docente al Politecnico di Milano, oltre ad essere direttore della Scuola di specializzazione Restauro è anche direttore della rivista Tema che si occupa di restauro, quindi probabilmente ci potrà illuminare su quello che può essere un panorama più ampio delle esperienze che possono essere utili anche nel nostro caso. Non frappongo altro tempo, passerei subito la parola all'arch. Mauro Scionti.

 

Arch. Scionti: Io parlerò molto poco, anzi dividerò questo intervento in due parti, una prima parte molto generale anche perché il tema è molto generale e una seconda parte più centrata su quelle che sono le intenzioni che vanno emergendo nell'Amm.ne perché oltre alle norme generiche che sono contenute nel Programma di Fabbricazione, Rutigliano non ha mai avuto una puntuale ed attuativa strumentazione urbanistica relativa al centro storico.

Per trovare qualche cosa di urbanisticamente congruo dobbiamo risalire al secondo 800 quando furono avviati dei Programmi di Diradamento del centro storico e tra questi la demolizione dei "forni" comunali negli isolati prospicienti la torre dell'orologio, quella specie di slargo che ora c'è vicino alla torre dell'orologio.

Dobbiamo risalire appunto al secondo 800 quando l'ing. Vittorio Chiaia, che è il nonno dell'attuale architetto Chiaia, fu chiamato a redigere un Piano di Diradamento del centro storico i cui elaborati peraltro non sono più rintracciabili negli archivi ma pure furono fatti perché abbiamo l'elenco delle tavole che furono consegnate al Comune e furono anche abbondantemente pagate. Uno strumento urbanistico del secondo 800 che poi non ebbe un'attuazione ma fin da allora nulla fu fatto perché allora intorno a quella piazza che rinveniva dalla demolizione dei forni comunali fu ipotizzata una grande piazza monumentale secondo i temi di fine 800 primo 900 che avrebbe dovuto appunto riqualificare il centro storico.

Da allora ad oggi, tranne rare iniziative e successivi ripensamenti, tutti gli interventi si sono fondati sulla iniziativa privata per quanto attiene gli edifici e sulle infrastrutture peraltro modeste per quanto attiene gli spazi pubblici e lì fa fede l'assenza quasi totale nel centro storico di edifici di proprietà comunale, proprietà limitata ad alcuni rari vani, locali e quartierini che sono una minima parte delle cubature attualmente presenti nel centro storico ed anche per questo dato di fatto abbiamo avuto una situazione di stallo, l'assenza di proprietà comunali ha contribuito ampiamente al disinteresse sostanziale dell'Amm.ne nei riguardi del centro storico laddove le grandi proprietà comunali erano concentrate nei conventi extramurali San Domenico e l'Ospedale. Se questo non impegno accomuna Rutigliano ad altri centri della provincia le vicende a noi più vicine evidenziano i danni che disinteresse e cattiva Amm.ne hanno comportato e con i quali oggi dobbiamo fare i conti. Eppure una prima occasione di rinascita del centro storico si era presentata quando negli anni, fine anni 70 fu affidato il Piano di Recupero perché in realtà in questo secolo, anzi in questi decenni, Rutigliano ha avuto un piano di recupero e fu affidato un piano di recupero visti i finanziamenti regionali a quel tempo elargiti per la sua redazione.

Eppure ancora una volta di questo Piano ci restano inutili disegni di routine e la corrispondenza per il saldo della parcella che ha assorbito tutto quanto il finanziamento. Anche allora l'Amm.ne, affatto coinvolta nel processo di risanamento, decise autonomamente sull'inutilità del Piano non ritenuto degno nemmeno di essere inviato a Bari per la doverosa e conseguente approvazione. Oggi la nuova Amm.ne ha delle idee sul centro storico e nello stesso tempo chiede idee sul centro storico e ben vengano i documenti come quello dell'A.R.I.A. sulla "Carta delle Attenzioni" per il centro storico ed altri che potrebbero essere prodotti. Dobbiamo tuttavia ancora oggi registrare che non è stato rimosso l'impedimento all'origine e cioè che nel centro storico la collettività può vantare solo interessi di natura sociale e non patrimoniale e che la capacità di spesa è pur sempre limitata, è necessario allora inventare meccanismi maieutici che facciano emergere tutto il buono che c'è nel privato, se c'è, riconquistando all'Amm.ne un'identità, un'autonomia di indirizzo prima ancora che di spesa. E quando cerco idee sul centro storico, mi tornano sempre alla mente i piccoli paesi della campagna mittel europea vivi, abitati, ordinati, puliti, parzialmente o totalmente pedonalizzati dove a forti interventi di restauro e di arredo urbano concorrono a disegnare uno spazio di qualità dove è perfino assente per cultura e per controllo la categoria degli edifici in contrasto con l'ambiente comune nei piani che si fanno in Puglia, dove è persino possibile incontrare edifici  ... strutture di nuovo impianto, integrate all'ambiente ma che non rinunciano ad un linguaggio formale e moderno perfino post moderno o khitc, non è sufficiente estendere il perimetro del centro storico ai quartieri ottocenteschi e primo 900 per raggiungere questa rinnovata qualità della vita.

Per esperienza personale devo ricordare come io stesso impegnato a Noicattaro 15 anni or sono sullo stesso tema di un Piano di Recupero del centro storico che allora era di moda, ma un piano particolareggiato al quale sarebbero dovuti seguire i piani di recupero estesi a tutti i quartieri settecenteschi, ottocenteschi e primo 900 che quel Programma di Fabbricazione perimetrava nelle zone B del completamento. L'assenza da allora a Noicattaro di un Piano Regolatore che sancisse questa scelta ha comportato a Noicattaro che  ..... lasciando dormire il piano molti edifici che sarebbero dovuti essere tutelati nelle zone B appunto fuori dalla cinta muraria, sono stati e sono in sostituzione edilizia e quel piano percorse tutto l'iter amministrativo ed è un piano che si colloca tra l'altro come uno dei non numerosi piani definitivamente approvati in Puglia e che però ugualmente è stato fino ad oggi sulla carta. Noi siamo davanti ad un bivio e penso sia necessario cambiare strada se veramente si vuole fare qualcosa per i centri storici e non solo accrescerne la documentazione cartacea.

Penso che in Italia è giunto il momento di rimeditare sul ruolo stesso che, in assenza di "piani di attenzioni" ha svolto troppo a lungo e non senza motivazioni sostitutive, la Sovrintendenza ai monumenti. Penso che sia giunto il momento di rimeditare sulla stessa categoria di centro storico come zona distinta dalle zone B della prima espansione fuori dalle mura sulle normative e sui limiti dell'articolazione delle forme di intervento e di restauro edificio per edificio anche nella zona A. Va bene la difesa ad oltranza del carattere del centro storico ma vanno rivisitati, ridefiniti vincoli ed obblighi troppo rigidi e dissuasivi che limitano l'interesse economico al restauro e alla rivitalizzazione specie negli edifici del tessuto.

Questa eccessiva e spesso immotivata rigidità comporta in alcuni casi disinteresse d'abbandono e ne abbiamo esempi anche a Rutigliano dove potremmo dire che alcune opere provvisionali potrebbero essere considerate dei monumenti visto che sono sul posto da oltre quindici anni e in altri comportano un capillare abusivismo in alti ancora una schizzofrenica diversità tra progetto faticosamente approvato dalle Sovrintendenze ed attuazione. Se vogliamo rivitalizzare il centro storico non è più sufficiente solo il piano ma abbiamo bisogno per un verso di una carta tecnica del restauro dedicata a questo caso campione dove siano attentamente valutati costi e scelte peraltro che siano chiari limiti e forme delle opzioni rinunciabili nella manutenzione ordinaria e straordinaria conservandoli nell'ambito della ragionevolezza e della fattibilità. Abbiamo in sostanza bisogno di poche idee ma chiare dando a chi interviene certezza sulla redditività degli interventi siano essi residenziali, terziari o di servizio senza accanimento terapeutico in nome di una tutta cartacea tutela ad oltranza. Come per un malato contro l'accanimento si leva solo il senso morale che ci invita a lasciar morire in pace il paziente laddove come dicevano nell'800 l'ottimo è il più stremo nemico del bene.

Abbiamo inoltre bisogno di garantire quanto meno la disponibilità delle banche nel concedere fidi dedicati, avviare sperimentazioni di comparto anche sostituendosi al disinteresse del privato, questo è tanto più importante nei centri storici dove non vi è possibilità di crescita dei volumi semmai di riduzione delle superfettazioni e dove forse sarebbero più indispensabili chirurgici interventi di ricomposizione anche con nuove costruzioni laddove le tecniche deleterie del diradamento hanno sconvolto ambiti e quadri urbani consolidati.

Servono idee anche sui meccanismi e procedure, serve rivisitare il ruolo quasi esclusivo delle Sovrintendenze che spesso hanno solo occupato un vuoto istituzionale, serve in ultima analisi un piano-progetto come strumento di lavoro e di controllo dell'attualità.

Io direi che per il momento mi posso fermare qui dopo di chè cercherò di parlare di completare questo intervento indicando quelle che sono alcune linee su cui stiamo lavorando come Amm.ne

 

Arch. F. Dicarlo: Grazie all'arch. Scionti di questo suo primo intervento, ci ha illuminato un po’ sulla situazione di fatto esistente a Rutigliano per quanto riguarda gli strumenti urbanistici e ha dato anche un accenno per quanto riguarda Noicattaro, io colgo l'occasione anche per salutare il prof. Parisi sindaco di Noicattaro che gentilmente è qui presente questa sera. Passo quindi la parola al prof. Bellini.

 

Prof. Bellini: Il problema di questi incontri credo che sia sempre quello della inevitabile eccesso di problemi che vengono posti in campo che sono anche complicati dal fatto che le stesse parole sono spesso usate in contesti diversi con significati diversi che rende evidente sempre il rischio che gli stessi relatori apparentemente siano d'accordo e invece non lo siano o qualche volta viceversa. Io voglio prendere spunto dalla ampiezza degli argomenti che sono stati posti in campo adesso per strumentalizzarli indicando quanto mi sembra di poter condividere e quanto mi sembra di non condividere in modo da suscitare eventualmente un dibattito o un chiarimento. E' stato messo in luce come nel caso di Rutigliano ma credo che sia un caso generalizzabile non sia sussistita ... na pianificazione che abbia avuto efficacia se non facendo riferimento ad un intervento della fine dell'800 che però non ha avuto esso stesso un grande impatto. E con un salto che però si salderà immediatamente agli argomenti più attuali voglio ricordare che l'urbanistica dell'800 in tutta la limitatezza che dipendeva dalle condizioni culturali del tempo aveva però alcuni vantaggi, i comuni erano obbligati nel momento in cui istituirono dei Piani Regolatori e obbligati a farlo erano pochissime grandi città a realizzare un Piano Finanziario al termine del quale il Piano Regolatore doveva risultare in pareggio che si trattasse di un ampliamento o di una regolamentazione del centro antico o se il pareggio non riusciva dalle operazioni economiche connesse con il Piano Regolatore doveva risultare quali erano gli strumenti messi in atto  dall'Amm.ne locale per ottenere la applicabilità del Piano entro un determinato periodo nel quale l'operazione finanziaria doveva concludersi. Questo doveva avvenire nell'arco generalmente di 25 o 30 anni con la previsione eventualmente anche di finanziamenti attraverso mutui bancari e l'Amm.ne comunale si valeva, questo ripeto riguardava soprattutto le grandi città, anche di strumenti propri della speculazione privata cioè dell'acquisto delle aree con immobili degradati, della demolizione, dell'ampliamento delle strade, della regolamentazione dell'edificazione e della vendita, una volta realizzate le infrastrutture delle aree rimaste libere come un lucro che consentiva la realizzazione delle spese pubbliche e consentiva poi ai privati di acquisire aree per un'attività diretta. Questo non ha prodotto certamente ciò che noi consideriamo vitale per le esigenze di oggi, cioè la conservazione del centro storico, la conservazione dei valori testimoniali dell'antichità a cui una parte considerevole della nostra cultura si rivolge oggi come una fonte importante per la formazione dell'esperienza personale, della conoscenza e delle esperienze culturali.

Però questa lezione ha un suo valore nel momento in cui ci dice e questi argomenti sono già stati toccati da chi mi ha preceduto che un'operazione di salvaguardia del centro storico di valorizzazione del centro storico di fruizione dei valori che riconosciamo nel centro storico non può essere separata da valutazioni di ordine economico e difatti l'assessore ci ha detto che l'Amm.ne tenterà e questo è un concetto che mi trova consenziente di essere soprattutto in funzione di scelte di indirizzo e quindi di indicazioni di obiettivi culturali per trovare poi delle consonanze anche nella attività economica dei privati nel buono dei privati se questo c'è piuttosto che una amministrazione che possa operare attraverso la spesa tenuto conto anche della ristrettezza dei mezzi che sono effettivamente disponibili.

Però anche questo avrà sicuramente un limite e il limite sta in alcuni fatti fondamentali: noi in linea generale e parlo di noi come singoli, come privati e come membri di una comunità abbiamo cura e ci occupiamo con intenzione di ciò che amiamo, di ciò verso il quale abbiamo interesse, ciò del quale riconosciamo una parte della nostra personalità, quindi molto spesso più degli oggetti che ci appartengono come privati che non di quelli che ci appartengono come pubblico. La grande rovina dei centri storici, dei centri antichi delle testimonianze del passato in Italia non dipende quali mai e sottolineo questo quasi mai dalla assenza di denaro o dalla povertà o dalla mancanza di mezzi finanziari.

Dipende quasi sempre dall'eccesso di denaro e quindi da interventi sconvolgenti per l'attuazione di finalità magari anche di ordine culturale o ideale come sono le volontà creative, lo dico fra molte virgolette degli architetti e dei progettisti o soprattutto dalle volontà di ordine speculativo dal desiderio di trarre utili dalla mercificazione dell'architettura, del territorio e dei valori che .......................... sul territorio si sono sedimentati in genere attraverso il lavoro di tutti, quei valori di ordine culturale che riteniamo di carattere collettivo. Allora in qualche modo il problema deve essere rovesciato e non è una scoperta mia, è una scoperta che la cultura ha fatto da molti decenni ma che tarda ad affermarsi proprio perché contrasta con gli interessi materiali, il problema non dovrebbe essere quello di ritrovare le risorse attraverso l'economia di ciò che possiamo spendere per la salvezza del centro storico, bisognerebbe che l'economia nella sua organizzazione complessiva fosse favorevole al mantenimento, alla incentivazione, alla custodia dei valori di ordine culturale perché da preminenza ai problemi della cultura, dello sviluppo della persona, dell'esperienza piuttosto che ai problemi della realizzazione del denaro che poi riguarda un numero limitato di persone.

Allora, e qui arriva un punto parzialmente di contrasto con quanto sentito prima, il problema non è quello dei limiti del vincolo e del vincolo in quanto limitatore degli interessi economici che poi effettivamente produce l'abusivismo, il tentativo di frode, il superamento del vincolo stesso, ma il vincolo è la premessa necessaria rispetto ad una diversità, una possibilità di regolamentazione dell'utilizzazione. Ricordiamoci che il nostro legislatore già con la legge del 909 poi con quella del '39 non fu affatto sciocco perché definì il vincolo non come una situazione di intangibilità ma solo come una situazione nella quale la progettazione doveva superare un certo livello di controllo e quindi avrebbe dovuto elevarsi rispetto alla progettazione corrente però la politica del vincolo, l'istituzione dei vincoli erano coerenti con una cultura nella quale i valori riconosciuti riguardavano un po’ i monumenti, ricordiamoci che un secolo .... fa o poco più quando si produsse il primo elenco dei monumenti vincolati cioè di monumenti nazionali essi erano nell'ordine di una decina per provincia non molti di più. Da allora la nostra cultura ha ampliato gli interessi ........ ciò che noi riteniamo degno di considerazione e quindi anche di conservazione si è enormemente e profondamente esteso e difatti prima si diceva da parte dell'arch. Scionti della necessità di ampliare gli elementi di valutazione non solo dal centro antico ma dalla città ottocentesca, novecentesca e via discorrendo, in realtà anche la città moderna quella che si fa oggi è degna immediatamente di attenzioni perché essa stessa realizza i valori della nostra cultura che non è meno interessante di quella della cultura del passato.

E allora il problema a mio avviso non è tanto quello di limitare il vincolo o di superare il vincolo, il concetto stesso di vincolo è in qualche modo superato perché consonante con una situazione che riguardava l'attenzione verso pochi edifici, oggi che l'attenzione della cultura si generalizza verso il centro storico il problema fondamentale è quello dei processi economici, delle modalità con le quali sul piano economico si utilizza il territorio. E allora il vero nemico della conservazione, della testimonianza del passato, di tutte le testimonianze sono le attese di ordine speculativo e quindi sono gli strumenti urbanistici che devono essere perfezionati come primo momento, come primo quadro generale nel quale operare e se è vero, come io credo sia vero, che l'interesse della conservazione non riguardi più i singoli edifici è anche vero che non può più essere affidata la tutela alle Sovrintendenze che rappresentano organismi periferici del Ministero con pochissime persone che possono controllare i processi di trasformazione in pochissimi luoghi relativamente a pochi monumenti, la tutela deve estendersi attraverso l'attività delle Amministrazioni, degli uffici ...................... pubblici diffusi sul territorio e quindi prevalentemente dei comuni. Ma se i processi economici sono ben lontani dall'essere nel loro insieme, nella loro costituzione favorevoli alla conservazione allo stato attuale dei fatti le armi che sono a disposizione delle Amministrazioni pubbliche o di coloro i quali si sentono in qualche modo responsabili perché culturalmente attenti a questi problemi sono sostanzialmente pochi.

Se le attese speculative non vengono radicalmente eliminate e quindi non si giunge a quella tanto attesa e mai realizzata indifferenza nel ruolo del territorio e della proprietà degli immobili che la nostra legislazione ricercava qualche decennio fa e che sembra essersi dimenticata, il problema della trasformazione che utilizza o strumetalizza o distrugge quei valori propri del centro storico a fini di lucro privato è sostanzialmente insormontabile.

Anche perché le Amministrazioni se hanno qualche modesto strumento per quegli aspetti formali del centro storico che riguardano le vie, gli aspetti pubblici no, sotto i quali esiste una tutela determinata se non altro dalle regolamentazioni edilizie questo non può giungere alla regolamentazione delle trasformazioni degli interni. Al momento attuale le uniche armi che sono in nostro possesso sono quelle della diffusione dell'attenzione, della diffusione della cultura, della creazione di una attenzione diffusa che si trasformi in interventi minimamente distruttivi nelle operazioni che ciascuno privatamente può operare all'interno del centro  storico solo nei modesti ma significativi poteri che le Amministrazioni pubbliche possiedono nella utilizzazione e quindi nella regolamentazione delle destinazioni d'uso e in questo quadro io credo di poter essere d'accordo con quanto diceva l'arch. Scionti quando faceva riferimento non ad un ruolo puramente vincolistico di controllo dei progetti da parte delle Sovrintendenze ma io direi in generale da parte degli uffici che devono controllare i progetti per giungere invece a delle valutazioni di qualità e di controllo della qualità dei progetti.

Noi siamo affollati da un secolo a questa parte da carte del restauro che indicano attraverso una serie infinita di prescrizioni e di possibilità, che cosa sarebbe lecito fare, che cosa non sarebbe lecito fare nell'intervento sugli edifici antichi come equivoci paurosi che giungono alla eliminazione di quanto la storia ci è dato se la storiografia non l'ha ancora preso in considerazione al ripristino e alla falsificazione cioè alla distruzione dell'autenticità per portare invece alla realizzazione di false imitazioni di ciò che è stato nell'antico e contemporaneamente a delle mortificazioni delle capacità e delle possibilità di intervento attuale, alle eliminazioni delle cosiddette super.......................... senza che nessuno abbia mai potuto scientificamente definire perché è impossibile che si definisca ciò che è stratificazione di interesse storico e ciò che è super..........................

Io credo che anziché lo strumento della indicazione di obiettivi astratti sarebbe molto più importante e molto più interessante se le Amministrazioni e questo dipende soprattutto dallo Stato e non dalle Amministrazioni locali definissero invece con chiarezza nel momento in cui si interviene sugli edifici antichi o in generale sul centro storico e sugli aspetti della qualità urbana quali siano i problemi da prendere in considerazione, quali siano i problemi da risolvere, quale sia la qualità della documentazione di ordine tecnico che deve essere prodotta e quali siano i  parametri di giudizio che molto spesso sono ancora oggi di natura squisitamente formale e non tengono invece conto di quelle necessità di rivitalizzazione e di uso moderno del centro storico che non possono prescindere dalla modernizzazione di alcune condizioni di vita degli alloggi e sono un fatto fondamentale ma attenzione, un conto è la modernizzazione dei modi di vita .... all'interno degli alloggi che è molto spesso un problema di ordine strutturale ed impiantistico altra cosa è la riduzione del centro storico alle immagini o degli alloggi che lo compongono alle immagini o i miti del modernismo  che sono tutt'altra cosa.

Noi dobbiamo essere altrettanto lontani dalla riedificazione imitazione non autentica e laddove non esiste altra via è il moderno l'unica via praticabile come dalla intangibilità che rendendo inabitabile il centro storico ne determina l'abbandono, però ripeto il problema a mio avviso fondamentale è quello della radicale eliminazione delle attese speculative sulle aree e sui fabbricati che compongono il centro storico perché è l'unica situazione che può rendere il progetto economico del privato all'interno dell'interesse di ordine pubblico.

Voglio fare un esempio che non riguarda la situazione del sud che conosco meno ma io ricordo sempre con particolare attenzione il caso della città di Sabbioneta una città nella provincia di Mantova nella ricca Lombardia dove in 202 case abitano abitano 212 persone ma Sabbioneta è abbandonata perché un Piano Regolatore ha consentito la edificazione esterna alle mura che è più semplice e più facile che non il recupero comunque possibile delle abitazioni all'interno, un errore di ordine urbanistico ha determinato una espansione della città che è occupazione del territorio, distruzione di valori ambientali e paesaggistici, occupazione di aree estremamente rilevanti dal punto di vista economico per l'agricoltura e il totale abbandono di una serie di edifici che richiedevano esclusivamente che si trovasse il meccanismo economico esatto giusto per la riutilizzazione.

Io non so che cosa sia successo in altri luoghi però questa mattina sono stato a Molfetta e ho visto delle edificazioni di paurosa intensità di qualità architettonica assolutamente scadente alcune lungo una via che si chiama via dell'urbanistisca mi sembra molto significativo e degli edifici del centro antico in riva al mare completamente abbandonati con delle strutture in legno provvisorie che ne impediscono temporaneamente il crollo edifici la cui qualità architettonica è decisamente superiore a quella degli edifici nuovi che ho visto e per quel poco che si poteva vedere dall'esterno molto probabilmente facilmente risanabili all'interno con interventi anche non eccessivamente costosi. Ciò che è naturalmente se si è disposti a pagare qualcosa in più per mantenere una qualità abitativa che sembra sia riconosciuta solo quando l'edificio è perduto e quando è abbandonato. Per il momento mi fermo.

 

Arch. F. Dicarlo: Allora finiamo il giro temporaneamente anche se poi dobbiamo passare di nuovo la parola all'arch. Scionti che ci dirà un po’ quali sono gli orientamenti dell'Amm.ne, volevo solo ricordare che il prof. Civita è anche redattore del piano di recupero di Termoli è stato qualche tempo fa uno dei partecipanti ad un convegno a Molfetta proprio su questi temi, quindi forse è l'occasione per riagganciarsi, ecco uno dei temi che sinora forse non è stato ancora toccato è quello dell'arredo urbano, cioè spesso nell'immaginario della gente l'arredo urbano è l'abbellimento, vorrei che magari così come ci sono dei criteri in quel piano di Termoli che fanno riferimento a questo tu ne parlassi più approfonditamente. Grazie.

Prof. Civita: Gli spunti offerti dai colleghi sono infiniti è superfluo dire che nella quasi totalità concordo. Ci sono dei distingui che non è il caso di fare in questa sede volevo soltanto richiamarmi brevemente alla vicenda di Molfetta, caro Amedeo quei puntelli stanno lì da 30 anni e Molfetta si è salvata ed è bene che tutti lo sappiate questo solo perché un gruppo di persone tra cui il sottoscritto è intervenuto, ha classificato e ha tolto la chiave da quadro ad una ruspa appartenente ad un'impresa che si era appaltata la demolizione totale del centro antico di Molfetta.

Di questa iniziativa è rimasto demolito l'isolato che sta alle spalle della Cattedrale. Queste cose il mio maestro Roberto Pane ha scritto 30 anni fa io le ho ripetute una decina di anni fa e pochi giorni fa al convegno di Molfetta. E qui ha ragione l'amico Scionti quando dice che troppo materiale cartaceo esiste e non è che non esistano delle idee esistono altri impedimenti che sarebbe il caso di rimuovere ogni volta con determinazione. Uno degli argomenti che mi ha sempre particolarmente interessato perché secondo me ha rappresentato lo schermo dietro il quale si sono nascoste delle idee per impedire che si faccia qualcosa, non vi scandalizzate, va sotto il nome di arredo urbano. Che cos'è l'arredo urbano, come si concepisce l'arredo urbano, la pianta, la fioriera acquistata chissà dove, i paletti lungo la strada, i lampioni vecchio stile, l'illuminazione presa dai cataloghi mortuari e così via, questo è l'arredo urbano.

Ma signori miei arredare significa avere cura, non più di tanto, bene se cominciamo a gestire l'ordinario, questa è un'espressione di un urbanista abbastanza noto, il quale dopo le numerose vicende telluriche si espresse dicendo "qui a noi manca la cultura della gestione dell'ordinario" e io ribadisco questo, se noi facciamo quotidianamente le osservazioni che ci competono teniamo le strade sgombre, le strade pulite, non copriamo le chianche con l'asfalto, gestiamo una pavimentazione, gestiamo la colorazione delle facciate, non dobbiamo permettere che i vari enti tipo ENEL, TELECOM e così via vadano ad appendere fili dappertutto tagliando prospettive, distruggendo ...... sono cose di ordinaria amministrazione che sfuggono come fatto fatale a qualsiasi piano particolareggiato, a qualsiasi piano di recupero se nella coscienza di ognuno di noi si comincia a dire: questo filo elettrico di taglia una prospettiva stradale, ... questo impianto telefonico non va bene, queste cabine non le distribuiamo dappertutto, questi semafori mettiamoli opportunamente, questa segnaletica stradale studiamola e collochiamola, queste targhe, la toponomastica progettiamola disegnamola e signori miei questi sono elementi del quotidiano con i quali ci imbattiamo dal momento in cui usciamo di casa e rientriamo.

Quindi quando non si vuol mettere mano si ricorre al pomposo arredo urbano, abbiamo messe le fioriere per le strade, abbiamo fatto questo, abbiamo fatto quest'altro, a mio avviso la tutela comincia dalla lavata di faccia che ci facciamo ogni mattina prima di uscire. La proiezione di questa lavata di faccia è la cura che dobbiamo avere dell'ambiente che ci ospita, questo è quanto penso scusate sarà banale però non vedo risolti mai questi problemi. Grazie.

 

Arch. F. Dicarlo: Grazie al prof. Civita e quindi prima di dare poi spazio a qualche domanda, quindi se c'è io credo che fra l'altro questo prossimo intervento ne susciterà diverse e quindi è il caso che non faccia altro che passare la parola.

 

Arch. Scionti: Io avevo interrotto per lasciare più spazio agli altri, ma gli altri poi sono stati più brevi di me, quindi speriamo nel dibattito. Sarò ancora più telegrafico. Alla fine del mio discorso allora è oggi necessario fare un piano. Per fare un piano, entriamo sui temi che più ci riguardano che sono mancanze più che ventennali, per fare un piano serve un'idonea aggiornata base cartografica di cui noi non disponiamo, nel quadro della rivisitazione della cartografia per il Piano Regolatore questa Amm.ne per la prima volta sta predisponendo gli atti perché sia disponibile un aereofotogrammetrico in scala 1:500 del centro storico attualmente assente.

Valuteremo in questi giorni la sua perimetrazione anche sulla scorta delle indicazioni della Carta delle Attenzioni che penso sia conosciuta ma prima di fare il piano abbiamo bisogno di idee che come dicevo prima idee non elenco di vincoli e di obblighi capaci di convincere la proprietà privata a valutare la convenienza di una rivitalizzazione del centro storico. Senza questo, nessun intervento dell'Amm.ne sulle infrastrutture garantisce che poi in effetti il processo si avvii a meno di improbabili nuove normative e nuovi canali di finanziamento che mettano in essere meccanismi sostitutivi integrali non sostitutivi dell'edilizia ma sostitutivi del privato in quanto ......................... dell'approccio tutto pubblico al problema del centro storico, Taranto insegna, credo sia definitivamente defunto con gli ultimi progetti FIO.

Le idee ce le potrà dare appunto un concorso per idee su cui l'Amm.ne sta lavorando e che si concretizzerà nei prossimi mesi destinato ad individuare quello che sarà il progettista del Piano del centro storico ma prima di tutto destinato a dare respiro nazionale a un tema su cui in Italia si vanno moltiplicando proposte, modelli teorici, pratiche esperienze. Modelli che presuppongono un confronto fattivo tra intervento pubblico e intervento privato e proprio questo tema è l'ultimo che voglio trattare pronunciando appunto alcune idee che vanno emergendo nel dibattito interno della Giunta e debbo tra l'altro ringraziare Dicarlo se in questa sede queste idee possono essere per la prima volta pubblicizzate anche se solo con il beneplacito dell'inventario.

E' interesse dell’Amministrazione impegnarsi nella riqualificazione di alcuni assi nodali del centro storico longitudinali e trasversali su cui gravitano importanti edifici e non meno significativi spazi pubblici, per gli spazi pubblici aspetteremo gli esiti del concorso di idee sulla ricostruzione di un sistema integrato di piazze, per gli edifici, per alcuni edifici privati sono in corso trattative tendenti anche a contribuire con lavori di restauro in cambio di annualità di fitto, penso alla torre ma penso anche a Palazzo Antonelli per S. Domenico si sta pensando ad un intervento minimale di manutenzione che riapra tutto il complesso bonificando e rendendo agibili gli spazi al piano terra dove più evidenti sono gli effetti negativi della risalita capillare dell'acqua di falda.

Per il nuovo museo si sta lavorando per rimettere a nuovo l'edificio e per risolvere anche in questo caso i problemi che derivano dall'umido presente nei locali cantinati, in questo comune non c'è un edificio pubblico progettato negli ultimi 20 anni esente da questo problema di vizio occulto ed è un dato che deve far riflettere sulla qualità di molti progetti. Proprio su questo sistema di edifici si fonderà l'impegno dell'Amm.ne per il centro storico e questo comporta una rimeditazione, una riformulazione delle funzioni e destinazioni d'uso compatibili, pensiamo ma sempre con il beneplacito dell'inventario nell'ordine che S. Domenico possa ben assolvere le funzioni di Biblioteca Comunale ed è da verificare se sarà possibile inventarsi una sezione distaccata dell'Archivio di Stato anche per riunificare e rendere più accessibili i numerosi beni librari e documentali conservati dal Comune e da altri enti oltre che all'attuale Biblioteca.

Ma  S. ...........................(cambio lato) dei corredi funerari locali ora depositati a Taranto, Palazzo Antonelli con i suoi importanti spazi sotterranei ma anche se possibile con tutto l'edificio potrà diventare il luogo di incontro di tutte le associazioni e i movimenti che operano sul territorio. Infine la torre anche questa di proprietà Antonelli che potrebbe essere riaperta al pubblico sistemandovi tutti i materiali dell'archivio fotografico Antonelli un grande nome della ... fotografia del novecento pugliese è un'altra collezione questa che con la sua presenza caso unico in Puglia può attivare il turismo nella città, poi verranno le piazze, poi gli altri palazzi, poi i comparti edificatori e gli interventi singoli, questo è un programma ambizioso ma minimale ma è certo e concludo che molta parte della sua realizzazione dipende dalla credibilità di questa nuova Amm.ne ma prima di tutto da fattivo impegno delle forze economiche e produttive di Rutigliano su cui tutti noi contiamo molto e con questo ho finito.

 

Arch. F. Dicarlo: Allora direi che in questo momento possiamo dare l'opportunità a chi voglia a chi è stato sollecitato da questi tre relazioni di fare delle domande, di porre dei quesiti magari puntuali per poter sentire dai nostri relatori delle risposte. Sicuramente ci saranno delle curiosità che saranno sorte, io voglio solo ringraziare l'arch. Scionti per aver ricordato questa "Carta delle Attenzioni" questo è un documento che abbiamo elaborato insieme agli altri amici dell'Associazione Ingegneri ed Architetti quando ero tra l'altro vice presidente e che l'Amm.ne dell'epoca non tenne in nessunissimo conto, qualcuno disse perché proprio in quella sera quando organizzammo questa manifestazione per discutere, presentare, far partire questa cosa, c'era il matrimonio di un dipendente comunale dopo di che non si è saputo più nulla di questa "Carta delle Attenzioni" è una carta operativa che cercava di dare delle indicazioni che nella mia esperienza anche di Ispettore della Sovrintendenza mi è capitato spesso di vedere che chi abita nel centro storico è perso, cioè quando deve mettere il famoso tubo del gas non sa da chi rivolgersi, l'Amm.ne, io spero che cambi vista l'attenzione, dava delle risposte evasive oppure mandava dal sottoscritto o altro ma non sempre queste soluzioni potevano essere positive.

Spero che l'Amm.ne riesca a raggiungere questi obiettivi, ho qualche dubbio personale su Palazzo Antonelli perché lo ritengo molto piccolo e credo che probabilmente un impegno specifico su Palazzo S. Domenico possa essere anche per l'Amm.ne più proficuo visto che è una sua proprietà ma queste poi sono cose che potremo sicuramente discutere successivamente quindi cerco di chiudere qui il mio ruolo di moderatore che interviene e spero che ci siano delle domande da parte vostra.

 

--- DIBATTITO ---

 Arch. Vito Ardito: Mi sono laureato a Venezia e sono amico dell'arch. Dicarlo, io volevo solo fare delle osservazioni, penso che dietro ai Piani di Recupero c'è sempre un grande interesse speculativo come diceva Amedeo Bellini, perché penso questo. Perché i Piani di Recupero in realtà poi prevedono sempre un certo tipo di intervento nel centro storico quindi ad esempio in comparti che io condivido ma c'è sempre dietro qualcosa. Perché dico questo. Penso che comunque in questi anni le trasformazioni nei centri storici sono avvenute, dobbiamo chiederci però in che modo sono avvenute queste trasformazioni, sono avvenute secondo me dietro da parte dei privati, sono avvenuti come interventi puntuali senza che ci sia stato un controllo pubblico sulle operazioni stesse e di qui quindi queste trasformazioni, abbiamo visto basta andare in giro per i centri storici, basta guardare  un esempio qui presente per capire come si è intervenuto e proprio l'assenza delle Amministrazioni per quanto riguarda in controllo dei progetti quindi dei materiali, delle scelte distributive formali tutta una serie di cose. Allora con questo che cosa voglio dire. Penso che i centri storici devono essere riutilizzati dalle persone che ci abitano, quindi dai privati per quanto riguarda l'edilizia minuta. E penso che i privati stessi devono essere gli attori della trasformazioni però queste trasformazioni devono essere controllate da chi ha competenza in materia, il problema è tutto qua. Ci sono problemi di carattere economico, ci sono vanno quindi aiutate le persone che non possono o hanno problemi di carattere con mutui bancari ecc. ma la trasformazioni può avvenire solo con l'intervento privato puntuale perché sull'intervento privato puntuale non si insinuano interessi di grande speculazione, questa secondo me è  la garanzia e senza avere grandi pretese di grandi comparti, grandi operazioni urbanistiche perché su questa c'è sempre dietro la grande speculazione che ha distrutto e continua, ha continuato nel passato, continua ancora ad avere gli occhi aperti su un patrimonio da poter utilizzare.

 

Arch. Dicarlo: Ringrazio l'arch. Ardito di questo suo intervento, direi qualche altra .... ing. Vito Sorino se vuoi ....

Ing. Vito Sorino: Due cose voglio dire, la prima è una domanda all'ass. Scionti: vorrei per cortesia ulteriori chiarimenti sull'idea del "concorso di idee" cioè vorrei capire come funzionerebbe, finalizzata a che cosa, per ottenere che cosa, prima cosa. La seconda cosa che volevo dire è, riferendomi anche un po’ all'intervento del prof. Bellini: vorrei sfatare, collegandomi anche all'intervento dell'arch. Ardito, vorrei sfatare un po’ questo timore, terrore della speculazione facendo riferimento alla situazione locale laddove sostanzialmente il centro antico è abbastanza ancora abitato e laddove la proprietà è frazionata io francamente non lo vedo questo rischio perché francamente occorrerebbe semplicemente che il privato fosse messo in condizioni di sapere esattamente, completamente come deve muoversi, in che direzione, cosa deve fare, cosa può fare, cosa non può fare per sistemare la propria abitazione nella .... quale ci vive e vorrebbe continuare a vivere, tra l'altro ci sono tantissime esperienze di giovani, amici che stanno acquistando abitazioni, piccoli fabbricati nel centro storico che vorrebbero ristrutturare per abitarci, il centro storico è ancora abitato, c'è bisogno sicuramente di una riqualificazione generale dopo di che incentivato il privato inevitabilmente sarà invogliato a ristrutturare e ritornare ad abitare nel centro storico, il timore della grande speculazione francamente non lo vedo tanto.

 

Arch. Dicarlo: Non so se vuoi rispondere subito.

 

Michele Didonna: Io appartengo a quegli amici di cui diceva Vito Sorino che ha acquistato una casa nel centro storico avendo deciso di abitare nel centro storico io con mia moglie abbiamo girato per un paio d'anni siamo entrati in parecchie case, io in realtà da profano non vedo niente da recuperare all'interno delle case perché o sono completamente rovinate e abbandonate e tarlate da tutte le parti, oppure sono state completamente manomesse negli anni 70, 80 con ceramiche, piastrelle e così via e io per esempio ho acquistato una casa tutta rinnovata dall'interno, ora volendo fare un intervento che linea adottare, ripristinare l'antico secondo quali criteri, lasciare le piastrelle che hanno messo negli anni 70, 80 orribilmente brutte, io appartengo a quella categoria di cittadini che non sa che direzione prendere.

 

Arch. F. Dicarlo: Direi che i temi sollevati sono già abbastanza ampi quindi io cederei la parola per la risposta alla prima domanda a Vito Sorino all'arch. Scionti, per la seconda al prof. Bellini.

Arch. Scionti: Devo dire che il "concorso per idee" è un idea. Devo anche dire che siamo in una situazione dove mentre tutti i paesi d'Europa per fare una qualunque cosa anche modestissima si fanno "concorsi per idee" in Italia di "concorsi per idee" si parla ma questi concorsi non se ne vedono. Cos'è un concorso per idee? E' un tentativo di allargare un dibattito facendolo uscire dagli stretti ambiti di un puro e semplice incarico professionale, di allargare il dibattito su dei temi dove oggi noi non abbiamo una normativa precisa che ci aiuta, come creare il rapporto pubblico-privato, non ci sta’ una normativa. E' necessario appunto avere delle idee come riutilizzare i piani terra, come ricomporre gli edifici, in verticale o in orizzontale, come fare i restauri minimali. Sono tutti temi su cui è importanti che si apra un confronto perché carte tecniche per Comuni in Italia negli ultimi anni si stanno moltiplicando, stanno diventando sempre più numerose soprattutto sono assolutamente legate a delle precise entità edilizie, cioè nasce la carta tecnica di Cosenza, di l'Aquila, ne ho viste molte di queste carte tecniche perfino di Napoli. Dare documenti che sono dei veri e propri cataloghi di proposte progettuali che poi servono per la manutenzione ordinaria prima ancora che per la manutenzione straordinaria. Anche lo stesso tema della rivitalizzazione anche di un solo asse del centro storico significa mettere insieme tutta una serie di problematiche, la pavimentazione, appunto l'arredo urbano, il sistema delle reti infrastrutturali, come devono essere fatte, se devono essere poste sotto le chianche oppure in altra sede. Ma soprattutto e devo dire che su questo concorso quando ne ho parlato in giro ho avuto molte critiche tutti mi hanno detto: i concorsi di idee si fanno quando all'interno del perimetro del centro storico ci sono dei beni di proprietà comunale per cui il concorso per idee diventa il progetto di utilizzazione di questo bene allargato ad un quadro generale di proposte sul tessuto è proprio questa ipotesi che si sta affermando sull'allargamento della perimetrazione del centro storico ad alcune aree intorno al centro storico mi recupererà alcuni edifici anche di proprietà comunale ma almeno questa è la mia idea serve prima di tutto per porre questo problema del restauro in un ambito più ampio per far incontrare e discutere gruppi professionali non solo locali ma anche pugliesi vorrei dire anche nazionali su un tema di un restauro di un centro che è un piccolo centro che si gira in tre minuti che non ha edifici numerosissimi eccezionali, ha pochi edifici il resto è tessuto non è facile pensare al restauro monumentale su un tessuto di questo tipo, per cui che cosa significa fare il Piano di Recupero, il Piano Particolareggiato di un centro storico in questa realtà. E' questo il motivo, il tema del "concorso per idee". Il "concorso per idee" di cui per esempio ho parlato con l'Associazione Rutiglianese Ingegneri Architetti i quali penso che ha sollecitato, stiano  pensando alle forme, ai modi per predisporre questo bando. Un concorso per idee che deve dare 1, 2 tavole, 3 tavole e che deve diventare un grande momento, una volta che si riuscirà a svolgerlo, un grande momento di discussione appunto sul tema del centro storico con speranza di un futuro.

 

Arch. F. Dicarlo: Mentre passo la parola al prof. Bellini la fermo un attimo dal prof. Civita perché quell'esperienza che ricordavo io prima del centro storico di Termoli in effetti è stato l'esito poi di un concorso.

 

Prof. Civita: Volevo brevemente raccontare che il Piano di Termoli nacque da un "concorso di idee" un concorso di idee molto snello, articolato più o meno nella maniera in cui diceva l'arch. Scionti. In effetti a questo concorso parteciparono 7 gruppi, chi vinceva aveva l'incarico del piano e il mio gruppo vinse ed ebbe l'incarico del piano. Con questo concorso praticamente dovettero emergere i temi fondamentali perché Termoli, il centro antico di Termoli è .... molto piccolo, si percorre anche in meno di 3 minuti e non c'erano argomenti ambiziosi tra l'altro i monumenti che vi sono i monumenti emergenti sono la Cattedrale e il Castello e poi tutto il resto è tessuto minuto.

E il concorso doveva disciplinare la gestione di questo tessuto minuto, gestione che consisteva sostanzialmente in una bonifica igienico-sanitaria, in un coordinamento della manutenzione e così via. Il concorso avendo avuto questo esito andò avanti con un piano vero e proprio, con un piano finanziario la Regione Molise ha finanziato una certa quantità di danaro e si era deciso di fare prima le opere di urbanizzazione primaria e poi di dare degli incentivi, dei contributi a tutti quelli che attraverso le idee contenute nel piano avessero inteso fare il lavoro. Purtroppo devo dire che avuti i soldi non si è fatto niente e la colpa non è dei tecnici, diciamocelo con molta franchezza è di una incapacità di gestione e a questa incapacità di gestione purtroppo collabora passivamente la collettività quindi è inutile fare concorsi se non c'è questo afflato corale, questa consapevolezza di voler uscire dalla palude dell'indecisione, questo è un dato di fatto costante che io ho avuto modo di registrare in più di una circostanza.

Termoli ha avuto se non ricordo male la bellezza di 53 miliardi e nel nostro piano avevamo stabilito che una certa percentuale, che in questo momento non ricordo, doveva essere destinata appunto a tutte quelle opere di urbanizzazione che si rendevano necessarie alle quali poi si sarebbe dovuta collegare la bonifica dei singoli manufatti, il discorso dell'umidità di risalita ecc. ecc. è un discorso ricorrente, frequente e noi di questo ci eravamo preoccupati, il discorso di mettere sotto traccia tutte le tubazioni i cavidotti, lì addirittura a filo strada viaggiavano, a filo di calpestio di strada viaggiavano i tubi e viaggiano quindi rendendo anche pericolosa la gestione, il problema per esempio del traffico veicolare che addirittura ha portato allo slabbramento, alla dilatazione delle mostre, dei piedritti delle fabbriche perché ognuno doveva entrare con la sua macchina. Ora noi avevamo disciplinato tutto questo, però il piano è rimasto lì, quindi quando non c'è consapevolezza di gestire questo bene comune e non perdiamo tempo amici miei. Le idee ci sono però chi pone mano adesso, questa è un'esperienza che è stata pure pubblicata e potrei parlare di altre esperienze pubblicate sulle riviste ecc. ecc. ma che sul piano concreto, operativo non hanno dato alcun frutto. Io per questo non sono pessimista, ho accettato l'invito dell'amico Dicarlo sapendo di incontrarmi con degli amici proprio per contribuire a sensibilizzare un'opinione e in questa veste io sto qui e vi ringrazio però ognuno di noi si deve sacrificare in qualche maniera altrimenti sui centri storici continueremo a farci dei gargarismi.

 

Arch. F. Dicarlo: Quindi adesso entriamo in un problema più specifico quello che poneva Michele Didonna, fino a che punto e quali possono essere i criteri di selezione di quello che è lo stato dei luoghi, gli interventi, le famose piastrelle, i famosi pavimenti.

 

Prof. Bellini: Prima di affrontare il problema delle piastrelle, o dei pavimenti volevo spendere due parole su un problema più generale che però con questo si collega. Intanto sono molto d'accordo con quanto diceva Mauro Civita sulla cultura del quotidiano, sulla cultura dell'ordinaria amministrazione che non è solo problema delle Amministrazioni locali ma è anche problema dello Stato. Il nostro Stato, soprattutto nel settore dei beni culturali, ma in tutti continua a procedere per grandi piani speciali molto spesso poi abbandonati pensiamo alla fine che hanno fatto i piani ......., i piani .......................................... che giacciono. Sono stati utilizzati anche per l'acquisto di attrezzature per molte decine di miliardi che rimangono inoperose fino a quando sono diventate obsolete e sono state sostanzialmente gettate.

Mentre la ordinaria amministrazione manca, una legislazione ordinatrice che  .............................. di leggi uniche quindi sopprima di volta in volta tutti i regolamenti passati, sono vigenti in Italia circa 112.000 leggi ma non è detto che il censimento sia completo contro le 7-8.000 di altri paesi europei, io che ho studiato molto l'amministrazione ottocentesca della città di Milano non conosco nessun grande progetto che si sia realizzato in un tempo più breve del trentennio. Il che vuol dire che ogni progetto che effettivamente ha prodotto un cambiamento positivo all'interno della città è stato il risultato di due generazioni o almeno una e mezzo e di almeno 3 o 4 orientamenti amministrativi politicamente diversi ciascuno dei quali ha saputo recepire gli obiettivi precedenti e portarli in qualche modo a termine attraverso gli inevitabili aggiornamenti ma mantenendo una qualità e una continuità che consentono appunto il perfezionamento.

Allora giustamente ha detto l'ass. Scionti che il problema di un intervento nei centri storici interamente pubblico è definitivamente tramontato, questo è un mito superato come è superato il mito di una pianificazione globale del territorio, una pianificazione onnicomprensiva o dei grandi progetti a scala dal piano comunale al piano regionale che hanno prodotto soltanto controlli burocratici e mai di merito e questo è il dato fondamentale a scatola sempre più complessa per il cittadino che ogni volta che deve operare deve scalare una sorta di montagna e quando è arrivato in cima sono cambiate le cose, le sue prima .... di quelle dell'Amm.ne per cui il permesso che ha ottenuto qualche volta non gli serve più.

Però questo non vuol dire che non debba esserci da parte dell'Amm.ne una capacità di orientamento e un controllo che deve essere di merito soprattutto, un controllo che entra nel vivo delle cose e non da soltanto delle prescrizioni. Ma allora qui bisogna capire come può eventualmente avvenire se mai può avvenire una sinergia tra interessi pubblici e quelli privati o se una dialettica fra pubblico e privato deve poi trovare chissà quale terzo attore che possa far da giudice e individuare una strada e qui voglio proprio partire dal basso cioè dal problema delle piastrelle, dei cambiamenti di come mutare eventualmente utilizzare ciò che il passato ci ha lasciato che ci può interessare e qui devo dire che io sono favorevole ad una conservazione quasi totale, integrale spinta al limite estremo ma sono assolutamente contrario che una conservazione di questo genere possa essere imposta per decreto legge o per intervento dell'Amm.ne e voglio prenderla alla larga.

Voglio farvi riflettere per un attimo sul significato che ha per ciascuno di noi l'esperienza del retaggio del passato, chi di noi ha una cultura più complessa, non voglio parlare di grande cultura o di poca cultura, perché ciascuno di noi sa pochissimo rispetto a quello che potrebbe sapere, trova un piacere, un godimento nel porsi in relazione quindi in termini di conoscenza con un vasto ambito di cose, chi ha una cultura meno complessa ha questa attenzione per un numero più limitato di cose ma questo modo di comportarsi, di agire non è sostanzialmente diverso. Il grande intellettuale capirà tutte le opere di architettura o di scultura o di pittura contemporanea chi ha avuto una cultura modesta magari ama quel quadro che altri disprezzano e che si vende a 30.000 al mercato. Ma egli si mette in relazione conoscitiva, ha una esperienza personale che in qualche modo identifica in un oggetto parte della sua storia, del suo mondo di relazione, in una serie di ambiti che sono quelli che l'esperienza che ha avuto gli hanno permesso di maturare. In realtà la cultura e la salvezza del centro storico stanno nella cultura ............................ delle persone, più le persone sono poste in grado di conoscere, di apprezzare, di capire, di essere partecipi attraverso l'esperienza visiva, conoscitiva e di uso dei valori del passato più essi stessi avranno cura per il mantenimento di queste cose e più il problema della conservazione sarà posto a soluzione.

Questo però che cosa significa ancora, significa che da un lato devono essere in qualche modo immaginati o resi poco rilevanti gli interessi di ordine speculativo, mi fa piacere che su questo ......................... eventualmente siano limitati però il primo provvedimento che una Amm.ne che ha cura del centro storico è quello di realizzare il Piano Regolatore in cui il numero dei volumi previsti come abitabili sia di pochissimo superiore alle necessità degli abitanti presenti ...................... non consenta sostanzialmente edificazione, so che questo può produrre delle ingiustizie, può produrre dei freni di carattere economico ma in realtà deve spostare l'economia dalla espansione inutile, dal bene d'uso non utile o non necessario alla manutenzione del bene utile e Mauro Civita ha ricordato Roberto ................... è stato l'attore di una grandissima battaglia quando ha capito che il problema dell'ambiente della salvezza dell'architettura stava nel rovesciamento di un indirizzo preso dalla nostra attività economica nella quale la produzione dei beni di consumo cessava di diventare il mezzo per il soddisfacimento dei bisogni e diventava un fine che si alimentava se stesso. Questo è il dato essenziale, se questo fenomeno non è presente in un luogo particolare meglio, però in questo luogo particolare bisogna comunque prendere i provvedimenti per evitare che esso attecchisca Non si dica che in Italia non ci sono i mezzi per la salvezza dei beni culturali, in Italia come in molti altri paesi del mondo ci sono mezzi che non vengono impiegati per la salvezza dei beni culturali che non è considerata un luogo nel quale si possa istituire un'attività economica di scambio perché si preferisce scambiare certe cose e non certe altre come un servizio culturale che è la qualità dell'abitare nel centro storico o la qualità formale del centro storico o le qualità d'uso del centro storico. Io potrei citare moltissime attività economiche non presenti fino a qualche anno fa che assorbono oggi in Italia ogni anno il bilancio del Ministero dei beni culturali, per esempio, in un anno e mezzo, due anni i numeri 144 producono un giro di affari che è pari a 9 mesi del bilancio dei beni culturali e così sono 3.500 miliardi all'anno mentre il Ministero dei beni culturali ha a sua disposizione 6.000 miliardi all'anno ma ne spende meno di 5.000 perché? Perché non ha la struttura per l'ordinaria gestione che consenta di utilizzare tutti i beni che lo stato mette a disposizione e se pensate un deficit rispetto alla spesa potenziale di 1.000 miliardi all'anno visto che gli stipendi, le manutenzioni e le spese fisse si pagano comunque, rispetto alle spese di investimento è quasi il 40% che non viene utilizzato proprio perché manca la struttura per gestire. Allora riassumendo però in termini concreti queste cose significa che ciò che manca visto che il pubblico da solo non può intervenire se intervenisse da solo sarebbe un intervento di ordine autoritario che non riconosce le qualità o le esigenze delle persone, se si tratta di avere una cultura che crei una domanda intorno al bene culturale la soluzione, la tendenza è abbastanza evidente, occorre che i crei un mercato del bene culturale, un mercato però culturalmente evoluto che chieda l'autenticità dei beni culturali e non quella sorta di farsesco .... rifacimento che è molto spesso il restauro a fine turistico.

E ora veniamo anche al discorso delle piastrelle, della casa, dei pavimenti, io sarei assolutamente lontano dall'idea che un'Amm.ne stabilisse se lei deve conservare o no le piastrelle degli anni 70 ............................. o una certa struttura di ordine formale che si è stratificata sul suo alloggio. Vorrei invece che un'Amm.ne fosse in grado di darle un referente capace di dirle qual è il modo tecnicamente più adatto per ottenere l'obiettivo che lei si è posto e poi vorrei anche che lo Stato attraverso le sue strutture, prime fra tutte quelle della scuola, dell'istruzione in generale gli avesse dato gli strumenti perché lei sia in grado di dire che cosa è più giusto che si conservi o non si conservi in base ad una cultura ampia rispetto agli oggetti che le stanno di fronte e allora sarà la sua coscienza a dire se le piastrelle degli anni 70, orrende, devono essere conservate perché il documento, è comunque documento positivo anche dell'orrido oppure se sono così insopportabili che debbano essere abbandonate io la mia idea ce l'ho e cerco di insegnarla ai miei studenti ma non lo voglio imporre.

 

Arch. F. Dicarlo: Grazie al prof. Bellini, c'era una domanda da parte .....

 

Intervento: Sono Pino Generoso, sono uno studente di ingegneria, io sono d'accordo con lei prof. Bellini quando dice che è necessario trovare un referente messo a disposizione dell'Amm.ne che possa consigliare a chi deve intervenire con piccoli interventi nel caso di chi è intervenuto precedentemente ad esempio si potrebbe pensare ad un ufficio per il centro storico, realizzato nel centro storico dove una persona esperta riesca a consigliare sia nei dettagli che nell'intervento che si deve poi praticare ma anche su qualcosa di più complesso come mobilità dei finanziamenti per l'intervento stesso. Non sono molto d'accordo per quanto riguarda il discorso del sistema per scoraggiare la speculazione edilizia che dovrebbe essere quello di limitare le previsioni nel Piano Regolatore dell'espansione urbana futura perché parto dalla constatazione di quello che avviene nel mio comune Noicattaro, noi abbiamo una quasi completa saturazione delle aree di espansione i prezzi dei suoli sono alle stelle e pur essendoci questo stato di fatto non c'è un tentativo di recupero del centro storico non si mobilitano risorse per il centro storico. Ritengo che a monte di questo, sicuramente il provvedimento che lei ritiene ................ per scoraggiare il tentativo di speculazione potrà essere quello di limitare le previsioni ......................... l'espansione però non è certamente l'unico rimedio da adoperare perché, da quello che constato, c'è una cultura dell'abbandono del centro storico, chi vive nel centro storico sente di avere addosso un target, sente la necessità di allontanarsi dal luogo che considera invivibile e quindi ritengo che a questo punto bisogna fare un'operazione culturale, un'operazione culturale può essere fatta attraverso interventi da parte dell'Amm.ne, l'Amm.ne può dimostrare con delle opere puntuali ad esempio opere pubbliche di vario tipo come effettivamente si può migliorare l'assetto urbano, la vivibilità, dimostrare come facendo un intervento sull'edilizia residenziale come si possano realizzare degli alloggi estremamente vivibili quindi le Amministrazioni comunali devono essere in grado di formulare, di mettere in piedi degli interventi pilota che facciano da guida che facciano da volano anche per gli interventi dell'edilizia privata e in questo modo si riuscirà probabilmente a dare un'indicazione all'incoraggiamento alla riqualificazione io ritengo dei centri urbani.

 

Arch. F. Dicarlo: Grazie forse è il caso, è stato di nuovo tirato in ballo il prof. Bellini, io direi se fosse possibile, mi rivolgo al sindaco di Noicattaro, noi stasera dovevamo avere l'arch. B......................... che è impegnato negli Stati Uniti e giacché stiamo parlando dei due comuni se lui lo ritiene dopo questa risposta darci così un'indicazione su quello che sono un po’ le volontà dell'Amm.ne del comune. Grazie

 

Prof. Bellini: Io sono in parte d'accordo con quello che lei diceva cioè prima di tutto occorre un riconoscimento in fondo era quello che dicevo anche prima da un punto di vista culturale generalizzato di affezione nei confronti del centro storico, dell'eredità del passato che quindi deve essere in qualche modo anche spogliata di quell'identificazione con un passato di povertà. Allora il progetto pilota che dimostra come l'edificio del centro storico possa essere reso abitabile con interventi tecnologicamente qualificati e con un sacrificio non eccessivo no della, perché questo è possibile, della autenticità della materia antica può essere un fatto molto positivo, però è anche essenziale che si delimiti esattamente quali sono le possibilità di intervento cioè che l'attesa speculativa sia radicalmente abbattuta se questo non avviene per iniziativa di una Amm.ne comunale deve avvenire per iniziativa dello Stato, io ricordo che nel 1967-68 si fece una riforma urbanistica che si chiamava ............. ponte, ponte tra la vecchia legislazione e quella nuova, abbiamo visto un ponte ma dov'è finito questo ponte, la nuova legislazione è qualche cosa che deve venire da alcuni .................. D'altronde alcuni problemi che erano vissuti in maniera estremamente drammatica qualche decennio fa si sono deideologizzati e non sono così più drammaticamente vissuti, già ............. aveva pensato ad una legge che rendesse indifferente il destino di utilizzazione del suolo, la parte della proprietà attraverso l'eliminazione del diritto di edificazione e la sua separazione dal diritto di proprietà del terreno e questo aveva dato luogo quasi ad una guerra di religioni in Italia la legge Cuntrera che giace in Parlamento da 3 o 4 anni e .... sostanzialmente si basa su un concetto di individuare in ogni comparto edificatorio comunale o sottocomunale nelle grandi città l'ipotetica edificazione futura e di attribuire ad ogni terreno un valore che è determinato dalla divisione dei mq liberi per i metri cubi teoricamente costruibili come le compensazioni tra terreni vincolati e terreni svincolati in modo che il Piano Regolatore non sia uno strumento di arricchimento o uno strumento di impoverimento e non va avanti per motivi di ordine tecnico e di indifferenza perché il problema della casa si è in qualche modo attenuato ma è una via maestra per evitare che la speculazione che non avviene soltanto attraverso l'abbandono e l'edificazione all'esterno ma anche attraverso una ristrutturazione pesante che qualifica su fasce diverse di mercato l'alloggio nel centro storico è altrettanto presente.

Quindi l'intervento pubblico degli enti locali ha sempre dei grossi limiti all'interno della legislazione nazionale. Certamente quando si verificasse che una popolazione, un gruppo di cittadini molto vasto sente i valori del centro storico come propri questo è un grosso incentivo per la trasformazione determinata dalla necessità, perché questa è inevitabile e deve essere consentita, una trasformazione determinata dall'interesse dei privati. Il prof. Civita mi ricordava che non sono mancati nella cultura delle ..................... italiane esempi di interventi pubblici abbastanza generalizzati che dovevano essere considerati esemplari come qualche piano di diradamento e di sistemazione avvenuto nella città di Roma e però  è poi mancata la capacità di fare dell'esperimento la quotidiana vita amministrativa che è veramente la grande lacuna della nostra cultura, della nostra situazione politica e amministrativa.

 

Arch. F. Dicarlo: Mi sono permesso di tirare un po’ per i capelli il prof. Parisi e lo ringrazio di questa sua disponibilità.

 

Prof. Parisi: Io dirò due cose soltanto, intanto l'Amm.ne riprenderà il piano dell'arch. Scionti e interverrà, già ha messo in cantiere l'investimento su fondi propri per migliorare l'urbanizzazione primaria in alcune zone del centro storico e poi come campione tentare il risanamento di un isolato in maniera che sia paradigmatico rispetto anche al resto, questo in breve, sarà l'intervento nel medio periodo, ho molto apprezzato e questa è la mia seconda parte dell'intervento anche perché io sono fermamente convinto di questo essendo anche un uomo di scuola, l'intervento del prof. Civita e cioè forse la via più lunga a volte si rivela la più breve e cioè quella della cultura. Fare in modo che la cultura dei centri storici sia un appannaggio di un gran numero di persone, a scuola si parla spesso: i giovani incontrano le istituzioni, mi pare che dovrebbe essere l'inverso, per recuperare questa cultura della manutenzione ordinaria mi è molto piaciuto quello che ha detto il prof. Civita se pensiamo alle cose ordinarie, alle strade, all'arredo urbano legato al quotidiano, l'inverso dico mi riprometto come sindaco e anche come Giunta di avere molti incontri con i ragazzi, nelle scuole periodici per parlare di queste cose, invitando i docenti, invitando le associazioni a dibattere continuamente di questi temi probabilmente anche la gente comune non mastica di queste cose perché nessuno gliele fa masticare e quando diceva: si fugge dai centri storici perché la cultura dell'apparenza fa vedere come insopportabile la vita nel centro storico perché si deve consumare altro non perché così è, non perché è vero questo fatto allora rendere più vivibili i centri storici tentando e puntando molto sul campo culturale educativo ritengo che se c'è un consenso generalizzato su questi fatti, probabilmente le Amministrazioni saranno spinte ad operare più in questi settori che non in altri campi più effimeri.

 

Arch. F. Dicarlo: Ancora grazie al prof. Parisi di questo suo intervento e c'è un....................

 

Intervento: Scusate di questa ......................... però è un po’ un messaggio di speranza che volevo dare prima di tutto a me stesso e poi a tutti i convenuti. Io qualche mese fa mi trovavo in un piccolo comune della Sicilia vicino a Cefalù a Gratteri dove un giovane collega sindaco di Gratteri aveva intrapreso una campagna a cominciare dalle scuole elementari circa la gestione dell'ordinario, nel giro di un mese i genitori erano stati obbligati dai figli a non gettare la spazzatura, obbligati e a fare la suddivisione tra il materiale da depositare in un contenitore rispetto all'altro e questo giovane collega raccontava questa esperienza. Come si vede insegnare questo ad un bambino è come gettare l'acqua su una spugna secca che la aspetta da tanto tempo e quante spugne secche effettivamente in buona fede esistono? Questo è il messaggio di speranza che io do a me stesso come architetto, come operatore e a chi mi ascolta o nello stesso ruolo mio oppure nel ruolo di utente.

 

 

Lo sbobinamento è stato riportato con l'ovvia avvertenza che possono mancare delle parole o alcuni concetti possono sembrare incompleti o frammentari come è d'uso nel linguaggio parlato. I contenuti non sono stati rivisti nè dai Relatori e tantomeno dagli intervenuti.